|
|
|
Oggi a campo S. Barnaba stavano allestendo il set per girare un film.
Ecco, quando succedono 'ste cose solitamente mi prendono due stati d'animo diversi:
- l'incazzatura per l'inagibilità delle strade occupate da cavi, cavetti, luci e lucine (conseguentemente l'allungamento tendente infinito della strada per tornare a casa)
- la curiosità di sapere cosa stiano effettivamente girando per poi rivedermelo sullo schermo.
Lo scorso anno ho beccato tre set di telefilm tedeschi. Purtroppo poi non son riuscita a risalire alle puntate "incriminate"!
Comunque, a parte ciò, ho saputo che le comparse vengono pagate una cosa tipo 80€ al giorno. Ma saperlo prima no??? 0___0
Col cavolo che avrei accettato il servizio civile :P
|
|
paubau «» 17:18 «»
commenti (5)
|
|
|
Saranno i 4 corsi che sto seguendo all'università (due dei quali incomprensibili per finalità e argomenti), sarà il pensiero di avere 7 esami a gennaio/febbraio e po' di noia generale che in questi giorni mi rendono una persona apatica.
La notte non ho sonno, la mattina fatico a svegliarmi. Non so nemmeno io cosa sia.
Può essere che il sapere che a brve comincerò a lavorare alla biblioteca di archeologia mi metta in tensione.
Sarò fatta storta io ma quando so di avere un progetto in cantiere, tutto il resto si cristallizza in un'immobilità disarmante.
Caffeina e nicotina non servono. Devo trovarmi qualcosa che mi renda le giornate interessanti 0_0
Doppotutto sono a Venezia da un anno. Potrei anche cominciare a visitare questa città in un modo decente, fissando una tappa al giorno.
|
|
paubau «» 02:06 «»
commenti (3)
|
|
|
mercoledì, novembre 29, 2006
|
Premessa: so di essere un po' rompiballe ma certe cose non vanno taciute.
L'altra sera una delle mie coinquiline è arrivata a casa con la "Guida al consumo critico", un mattone arancione (probabilmente in carta riciclata, sbiancata).
Ciò che penso io di queste guide è abbastanza riassumibile nella frase "sono soldi buttati nello sciacquone del bagno". Nonostante questo, stamattina ho pensato di leggerne un paio di pagine, giusto per capire in che modo e circa quali paramentri l'Ente che ha stilato questo piccolo "vademecum del giusto (a loro dire) acquisto" abbia basato i propri suggerimenti.
Già dalla IV di copertina mi son trovata a storcere il naso per un piccolo (ma denso) accenno alla malvagità presunta degli organismi geneticamente modificati (OGM)*.
Sfogliando le pagine mi son resa conto che le notizie date, divise per società di produzione, sono quantomeno tendenziose, farcite da paroline come si suppone, c'è il dubbio, si ritiene.
Ora, la creazione di una guida critica che possa fare luce sui processi produttivi delle società maggiormente presenti sul mercato è una gran bella cosa, purchè fatta bene e in modo oggettivo, possibilmente con riferimenti precisi che supportino le conclusioni raggiunte.
Il fatto che tale critica si basi per lo più su supposizioni, dicerie senza reali attestazioni nè riferimenti ai fatti su cui le affermazioni si basano è una cosa quantomeno ridicola.
Così come son ridicoli il continuo accenno dei finanziamenti di alcune ditte ai partiti politici statunitensi (Dov'è la novità? Dov'è lo scandalo?) o la ripetizione ad oltranza del fatto che la ditta tal dei tali fornisca del materiale all'esercito statunitense (poichè dubito che gli eserciti abbiano proprie società che producano cibo, medicinali etc. il legame tra ditte ed esercito mi sembra una cosa tanto ovvia da non dovere nemmeno destare attenzione a meno, ovviamente, che non si sia malizia -anti-politica in chi scrive e in chi legge).
Riporto un piccolo estratto che credo essere illuminante sui principi che basano la classificazione in buoni&cattivi in questa guida:
"Nel 2002 varie associazioni [...] hanno lanciato la campagna "Consumo responsabile per la libertà d'informazione". Essa chiede di boicottare Barilla, Bolton, Ferrero, Nestlé e Unilever come forma di pressione indiretta per indurre Silvio Berlusconi a risolvere il proprio conflitto di interessi. La scelta è ricaduta su tali aziende perché sono i principali clienti pubblicitari di Mediaset [...]"
Allora m'è venuto da pensare: il consumo critico si attua in base alla genuinità degli alimenti, al rispetto delle politiche di eco-sostenibilità e di diritto e tutela del lavoro anche in Paesi in via di sviluppo o, piuttosto, si basa su precise tendenze (anti)politiche?
Io mi son data una risposta.
Senza troppa fatica, non ho dovuto nemmeno mettere in discussione l'opinione che già avevo di tali produzioni cartacee. Un'autoconsapevolezza critica, un minimo di interesse all'informazione, la volontà di leggere le etichette al momento dell'acquisto già predispongono il consumatore attento a fare una spesa "buona", senza bisogno di Enti che ridirezionino il pensiero a seconda dei propri interessi.
No, perchè pensare di salvare il mondo facendo la spesa alla Coop è molto romantico ma almeno un po' sciocchino.
* ben inteso, per quanto riguarda gli OGM io sono altamente favorevole alla sperimentazione purchè sia data la possibilità di consapevolezza al consumatore. Considerando che gli alimenti presenti sul mercato sono (tutti, indistintamente, bio-logici compresi) più o meno farciti di sostanze chimiche aggiunte, non vedo perchè non si possa fissare un'alternativa alla modificazione chimica nella manipolazione genetica che probabilmente godrebbe di maggiori controlli a monte ed escluderebbe l'utilizzo massivo dei chimici nelle fasi produttive alimentari (coltivazione, stoccaggio, conservazione degli alimenti).
|
|
paubau «» 12:02 «»
commenti (1)
|
|
|
|
|