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...E mi sa che invece oggi non riesco a scrivere proprio un tubo.
Ho passato tutta la mattina a lavorare al Museo e tutto il pomeriggio al tecnigrafo a progettare una seduta ed un modello per auricolare per BlueToothing. E uno si chiede "E perchè tu, figliola bella, stavi al tecnigrafo quado ci azzecchi poco un tubo con la roba di progettazione?". Se aveste anche voi una sorella che fa l'Accademia di Belle Arti ma è in fase di depressione creativa non avreste bisogno di fare tale domanda.
Non ho scritto niente di quello che volevo raccontare però ho aggiunto un bel link al sito dell' A.R.P.I.A. (Cercàtelo, è lì in basso nella colonna a sinistra. Non ho voglia di mettere il link anche qua. Troppa fatica).
Ora finisco di scrivere ste benedette e-mail ai clienti americani (dai, che mi fanno pure fare un po' di sane risate con le loro richieste assurde ed i loro buffi modi di fare!) e poi corro al coro.
Se sopravvivo alle prove di canto e all'aperitivo che (spero caldamente) ne seguirà, può essere che dopo abbia il tempo fisico di scrivere sta cosa che mi fa prudere le dita.
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paubau «» 16:48 «»
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Oggi scrivo, promesso. Ho tante di quelle cose da raccontare!! ^_^
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paubau «» 09:02 «»
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martedì, novembre 30, 2004
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Cronaca di una giornata qualunque
Il mio Giovedì s'è aperto in un modo alquanto turbolento vista la scossa di terremoto (che non ho nemmeno avvertito perchè stavo zompettando sulle scale mobili, toh). Rimasta sveglia fino a tardi per sentire i vari aggiornamenti sui tg, stavo crollando dal sonno durante la telefonata di pettegolezzi sismici con l'Orso verso le due di mattina (stavolta mi son trattenuta e non mi sono spudoratamente addormentata al telefono come con il Dani... ehm!). Levataccia alle 6 e mezza perchè son caduta dal letto sbattendo il naso sulla rotella della sedia, ancora mezza ingrippata nel piumone ribelle. Alle sette e mezza mi trascino rantolante fino al Museo per aprire alla signora che ogni Giovedì mattina alle otto in punto (santo Dio, ha un orologio biologico che fa invidia all'orologio atomico!) viene a sistemare il salone. Son bastati meno di tre minuti di pseudo-lucidità per accorgermi di essere uscita di casa senza portafoglio e telefono.
Torno alla macchina e, facendo la retro, vado a spalmarmi contro un albero (si sarà spostato col terremoto perchè ieri mattina *NON* era lì! Oppure è un Ent...). Arrivo a casa: già che ci sono faccio colazione. Mangio biscotti e bevo latte come un suino all'ingrasso tanto che esco di casa rotolando. Cerco le chiavi, non trovo le chiavi. Torno in casa: cerco le chiavi, non trovo le chiavi. Frugo in tasca: ho trovato le chiavi. Gli occhiali sono sul naso, nessun problema.
Metto in moto l'auto, percorro il vialetto. Ho dimenticato il telefono. Torno indietro, recupero il telefono. Arrivo dalle parti del Museo. Il parcheggio è un'utopia, un desiderio proibito, il frutto del peccato di noi automobilisti intasatori di metropoli. Mi imbuco nel parcheggio comune, enorme e sconfinato della OM a 5 chilometri dal Museo, cercandodisperatamente un qualche segno di riferimento per ritrovare la macchina al mio ritorno senza dovere affrontare un pellegrinaggio che nemmeno per andare a Santiago de Compostela. Ho perfino pensato alle briciole di pane ma la fauna volatile è decisamente troppo sviluppata ed affamata da queste parti. Mi imbardo di maglione e cappotto e sciarpa e guanti e cappellino e zaino e mi metto in marcia.
Arrivo al Museo sudata come un viscido rospo: mi levo zaino e cappellino e guanti e sciarpa e cappotto e maglione e mi siedo al pc. Fa più freddo dentro che fuori! Il termometro segna 15°, il riscaldamento è acceso ed i tubi sono caldi. La conclusione è che i tubi son diventati egoisti.
Recupero maglione e sciarpa. Sbavo per i guanti ma la tastiera mi guarda beffarda con i suoi tastini minuscoli facendomi "no-no" con il ditino e "vaffanQ" in codice morse con le lucine.
Lavoricchio un po' cominciando a smaltire (seeeeee) la mole di materiale da registrare in previsione della chiusura dell'anno. Mi perdo tra marche di fotocamere estinte, gradazioni di obiettivi, formati di pellicole e lastre vergini. Gli occhi fanno lo slalom tra le lettere sullo schermo, peccato solo che non ci siano le bandierine e che il traguardo sia ancora lontano.
Mi addormento così, con i gomiti accanto alla tastiera e la testa sprofondata tra le mani finchè una telefonata non rompe l'idillio. certa gente non ha proprio un cacchio di meglio da fare che cercare materiale per la tesi alle 9 del mattino. Studenti, a lavorare! (da che pulpito...)
Per un secondo mi balenga in mente di chiedere alla tizia se per caso voglia passare qua al Museo per andarci a prendere un caffè insieme alla Cavallerizza. Rinsavisco e saluto.
Torno a fissare lo schermo.
Qui c'è un gap di tot minuti perchè, non so come, alle 10.12 mi ritrovo con la faccia in uno stretto tet-a-tet con la tastiera. Mi sono addormentata di nuovo, sui minuscoli e duri tastini inospitali. Vado a controllare che non siano rimasti i segni di questo amorevole incontro. Tutto a posto, solo due occhi da gufo alienato. Cerco di girare il collo a 180° ma mi rendo coto che il modello "esorcista" non mi si addice.
Vado a prendermi un caffè doppio, nero e senza zucchero alla Cavalla e a mangiarmi un paio di Cuor di Mela che tanto hanno 'solo' 50 calorie a pezzo.
Quando torno mi sparo nel lettore un po' di Punk italiano e, se recupero i cd, qualcosa di duro e forte che sostituisca gli stecchini alle palpebre.
La giornata è ancora lunga...
[edit delle 11.38] Esco sul portone a fumarmi una sigarettina. Dall'altro lato della strada vedo una signora che conosco. Mi sbraccio come un mulino di Cervantes e urlo "Buongiorno, Signora X!".
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Non è lei. Inghiotto una nuvola di fumo e ritorno nel Museo strisciante di rossa vergogna...
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paubau «» 14:25 «»
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Cazzo, c'è stato il terremoto!
Esattamente come due anni fa, io non ho sentito niente. Allora ero in auto, oggi sulle scale mobili al cinema. Ho fatto giusto in tempo a vedere le porte scuotersi e i televisori degli orari dei film tremare. Ma non ho sentito niente.
L'epicentro, a quanto pare, è stato a 5km da Salò, a meno di 30 km da casa mia. L'intensità pari a 5.3 gradi della Richter (7/8 della Mercalli)
La scossa s'è sentita fino a Genova e Venezia ma parlano anche di Trentino, Friuli e centro Italia. I danni pare che non siano gravi, solo qualche edificio rovinato sul Lago di Garda. Persone ferite nessuna, solo qualcuno che s'è sentito male.
Non è un gran che sapere di essere nell'esatto centro di due zone sismiche, un lago da una parte ed un lago dall'altra.
Ovviamente ai telegiornali non hanno parlato di Brescia (figurati, manco sapranno dov'è!). Anzi, diciamo che praticamente non ne ha parlato proprio nessuno tranne il Tg3 ed il Tg5.
Vabbè, vado a dormire. Tanto ho già sperimentato anni fa a Ferrara che quando dormo non sento proprio nulla...
[Edit 1.32] al Tg5 parlano di probabili sucessive scosse di assestamento forti e percebibili...
Per info attendibili sull'entità della scossa c'è il sito dell' I.E.S.N.
Chi ha sentito la scossa può compilare questa pagina.
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SCALA MERCALLI
VII Grado
Molto forte: lesioni notevoli vengono provocate ad oggetti di arredamento anche di grande peso, rovesciandoli e frantumandoli. Grandi campane rintoccano. Corsi d’acqua, stagni e laghi si agitano e intorbidiscono a causa della melma smossa. Qua e là, consolidamenti delle sponde di sabbia e ghiaia scompaiono. Variazione del livello dell’acqua nelle fontane. Danni moderati a numerosi edifici di forte struttura: piccole spaccature nei muri, cadono toppe piuttosto grandi dell’incalcinatura e dello stucco, a volte mattoni; le case vengono scoperchiate. Molti fumaioli vengono lesi da incrinature, da caduta di tegole, da fuoriuscita di pietre; camini già rovinati si rovesciano sopra il tetto danneggiandolo. Da torri e costruzioni alte cadono decorazioni mal fissate. Qundo la casa è a pareti intelaiate, i danni all’incalcinatura e all’intelaiatura sono più gravi. Case mal costruite opure riattate a volte crollano.
VIII Grado
Rovinoso: interi tronchi d’albero pendono inanimi o perfino si staccano. Anche i mobili più pesanti vengono spostati e a volte rovesciati. Statue, pietre miliari in chiese, in cimiteri e parchi pubblici ruotano sul proprio piedistallo oppure si rovesciano. Solidi muri di cinta in pietra sono aperti ed atterrati. Un quarto circa delle case è gravemente leso; alcune crollano; molte divengono inabitabili. Negli edifici ad intelaiatura gran parte delle intelaiature cadono. Case in legno vengono schiacciate e rovesciate. Si sente spesso che campanili di chiese e di fabbriche dopo la loro caduta provocano a edifici vicini spesso lesioni più gravi di quanto non avrebbe fatto da solo il terremoto. In pendii e terreni aquitrinosi si formano crepe. Dalle paludi si ha l’espulsione di sabbia e melma.
(Da QUA)
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paubau «» 01:24 «»
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giovedì, novembre 25, 2004
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Amo le serate come questa, quando vengono a cena gli amici di mio padre, perchè mi sento molto "il figlio maschio che non ha mai avuto". Amo chiacchierare con loro mentre si raccontano storie assurde degli anni 40, storie di ragazzate e di corse sui tetti, di marachelle e di fughe, storie d'infanzia del secondo dopoguerra, storie personali smussate dal tempo, addolcite e rese più comiche dal numero di volte che son state raccontate.
Amo sentirmi parte di tutto questo, sentirmi nella "cricca", aggiungermi al discorso e dire la mia.
Amo sentirmi "il figlio maschio che mio papà non ha mai avuto"
(ammetto che amerò un po' di meno vivere nella fumera per tre giorni visto che i compari hanno avuto la brillante idea di fare le braci per le salamine IN CASA...)
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paubau «» 20:23 «»
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mercoledì, novembre 24, 2004
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Ci sono ancora, eh? Stanchina ma felice :)
Le cose ricominciano a girare e i momenti come quello dell'ultimo post sono, appunto, momenti ;)
Dimenticavo, ecco cosa succede a mettere insieme una maschera comprata a Verona in un pomeriggio con la Misty e la Mu, una web cam ed un po' di lavoro veloce (e malfatto!) con photoshop...
[e facciamoci due risate :P]
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paubau «» 22:33 «»
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martedì, novembre 23, 2004
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Sono stanca, stanca mentalmente. Fisicamente va stranamente tutto bene: la tonsillite sembra avermi concesso tregua già da qualche settimana, il ginocchio è tranquillo, riesco persino a dormire un numero giusto di ore. Ma mentalmente sono stanca.
So di cosa avrei bisogno adesso: di rallentare, di prendermi più tempo da dedicare al cazzeggio puro, di non buttarmi in mille cose che, per quanto mi piacciano e mi facciano stare bene, mi sfiancano.
E' solo che temo di perdermi se smetto di muovermi, temo di finire a terra come una trottola che ha finito di girare. E poi sarebbe ancora più difficile rialzarmi... non dico impossibile ma difficile. Ed io ho voglia di cose semplici adesso.
Questo è stato un fine settimana strano, intenso, bello. Tanto bello e diverso che ne sento quasi la mancanza ora. E questa piccola sensazione di debolezza ha permesso ad altri pensieri di entrare dalla porta dietro la quale li avevo confinati a lungo. Domani li avrò già sorpassato con un sorriso e con un poco di calma ma questa sera rompono le scatole e mi martellano i pensieri.
Oggi pomeriggio ho accompagnato la Mu in stazione perchè c'era il blocco totale della circolazione; poi ho ripreso l'autobus e me ne sono tornata a casa. Camminare lentamente lungo la strada, il cielo al tramonto con colori nitidissimi, il silenzio completo e totale, l'aria frizzante nel naso, il rumore dei tuoi soli passi che va in sincrono con i battiti e con i tuoi respiri sono cose così belle da fare quasi male. Sono cose che ti fanno venire voglia di vivere, di fare ma che sanno anche investirti di malinconia se malauguratamente non ti senti pronto in quel momento di rispondere all'invito.
Tutte le cose belle sono così?
P.S. Mu, grazie per essere venuta questi due giorni. Il Triangolo DEI Bermuda ogni tanto è bene che si ricomponga! Mi hai regalato una cosa bella, forse senza nemmeno saperlo: mi hai fatto vedere la mia "non-casa" con i tuoi occhi e me l'hai resa più accettabile, in un certo senso. E poi... quando mi capita di rifare discorsi filosoficoesistenziali con una Brittany?
Silvia, tu sai già :*
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paubau «» 19:50 «»
commenti (6)
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domenica, novembre 21, 2004
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Tutto quello che ho l'ho ottenuto lottando, dalle cose piccole alle cose più grandi: è il prezzo giusto da pagare per avere cercato presto un'autodeterminazione, un'identità, un'emancipazione, per avere voluto affrontare da sola una ricerca che non ha un termine. E' il prezzo di chi proprio non riesce ad attirare situazioni semplici ma che non vuole comunque rimanere passivo ad aspettare che il tempo passi e porti via la propria vita.
Sì, fa molto "il gladiatore" una frase così. Non nutro comunque grande passione per una morte in battaglia, nel caso qualcuino si preoccupasse.
In questi anni ho consumato le mie dita e mi son sbucciata le ginocchia arrampicandomi su alte montagne di terra, fango e sassi. A volte ho gettato la spugna durante la salita perchè temevo che le ferite che avrei inflitto a me e ad altri durante il percorso non avrebbero trovato giusta soddisfazione in ciò che avrei trovato una volta raggiunta la cima.
Altre volte ho continuato a salire, noncurante, per poi scoprire che il punto a cui ero arrivata non era ciò che pensavo, ciò che volevo, realizzando che forse non ne valeva la pena.
Qualche volta, invece, ho raggiunto la vetta ed ho trovato quello che cercavo e le mie fatiche, le mie ferite, le lacerazioni sulle mani hanno trovato consolazione, ristoro e cura. E più pensavo ad una delusione mentre mi avvicinavo alla punta, più è stata grande la sorpresa una volta raggiunta la meta.
Ogni tanto ho il rimpianto delle salite che non ho affrontato e concluso ma non ho mai il rimorso per le botte che ho preso mentre mi arrampicavo in cose che poi si sarebbero rivelate inutili, prive di soddisfazione.
C'è chi ha detto che la cosa bella di ogni viaggio in realtà è il percorso stesso; la meta è abbastanza irrilevante.
Forse è proprio così. Le fatiche, le sopportazioni, il tenere duro ti forgiano e ti danno sempre qualcosa, anche se il momento di incassare si farà attendere. Quando getti la spugna, invece, e non ti metti in gioco sai a priori che non imparerai niente e non avrai nulla da ritirare.
Quello che ho l'ho conquistato lottando e ne vado fiera, come un animale selvatico che riesce a cacciare finalmente la sua preda e ritorna ad essere consapevole che anche il giorno in cui la caccia non dà frutti non è sprecato.
Ricordarmene mi slega la forza giusta che ho per andare sempre avanti ed affrontare tutti i muri che incontro. E non importa se poi ci sbatto il muso.
Preferisco, tra un po' di tempo, non dovermi guardare alle spalle e vedere che nel muro che non ho voluto affrontare e che ho schivato si era aperta una porta.
Preferisco avere le ossa rotte per lo scontro che un sacco rimpianti di cui difficilmente liberarsi.
Per lo meno le ossa sono più facili da guarire e testimonieranno sempre che ho voluto vivere, tutto, pienamente, con coraggio e a testa alta.
La serenità di questi giorni e la contentezza leggera che mi aleggia sopra la testa sono cose che nessuno può rubarmi. Sono cose che mi appartengono, attaccate come una seconda pelle, come un tatuaggio. Cose che ho cercato, conquistato. E se qualcuno prova ad attaccarmi... sappia che mordo e mordo forte ^__*
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paubau «» 11:35 «»
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lunedì, novembre 15, 2004
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Esisto ancora eh, non preoccupatevi :)
E' vero che non scrivo nulla da parecchi giorni, anche se avrei tante cose di cui parlare. Solo che, a volte, non è proprio possibile usare il blog come strumento di sfogo.
Ho qualche disordine da riordinare, qualche persona da mandare al diavolo (avrei utilizzato un'altra espressione ma non voglio togliermi il piacere di dire certe cose faccia a faccia ^^), mille impegni da non disattendere, un lavoro ormai ricaduto interamente sulle mie spalle (e vabbè che son larghe..), lezioni da seguire e materiale (tanto) da studiare, guantoni da indossare e calci da tirare, amicizie preziose da curare, me stessa da coccolare (un po' di più) e da viziare (un po' di più), poco tempo per dormire, tanta voglia di fare, un'enorme pigrizia con cui lottare, allenamento per il Cammino da cominciare, qualche ferita da leccare, un futuro viaggio in solitaria da programmare, felicità da fare perdurare...
Ho un migliaio di cose da fare ma riesco comunque a trovarne il tempo (ormai dormire è un'optional, un lusso come la radica sulle automobili, come il vapore negli aspirapolveri, come l'appoggia mestolo in cucina!). Ci sarebbero alcune cosette che vorrei ma che non dipendono da me, dal mio impegno, dal mio lavoro, dalla mia forza di volontà.
E' solo che certa gente al mondo è proprio stronza ^^;
P.S. ieri sera ho visto "Shall we dance?" con Silvia. Non avrei MAI detto che mi sarebbe piaciuto.
QUALCUNO VIENE A LEZIONE DI BALLO CON ME? ^___________^
(giusto per compensare la viuuulenza di tirare qualche cartone al punchball ogni tanto, eh :P)
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paubau «» 10:39 «»
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giovedì, novembre 11, 2004
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Allora, per oggi mi aspetto un carico di fortuna quanto meno immenso.
O almeno, dovrebbe proprio arrivare vista l'enorme cacca di cane che ho pestato prima di arrivare al lavoro =____=
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paubau «» 12:05 «»
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venerdì, novembre 05, 2004
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Scena, atto I:
mio padre ed io in bagno. Io intenta a strizzare il tubo del dentifricio per farne uscire l'ultimo pezzetto, faccia verde e corrugata per il sovrumano sforzo. Lui si lava le mani.
[pau]
Pa', senti, a Dicembre comincio arti marziali. Thai Boxe o Muay Thai come ti piace di più
(non mi guarda, prende il tubetto del dentifricio, ne fa uscire la giusta quantità sul mio spazzolino senza il minimo sforzo. Getta il tubetto, mi guarda e scoppia a ridere)
[pau]
Pà... grazie, neh?
- - - - -
L'avevo già pensato: dal mio radicale cambiamento ci sarà gente shockata, gente scandalizzata e gente pronta a farsi quattro risate.
Vedremo se rideranno ancora quando mi presenterò in pantaloncini, guantoni, paradenti, parastinchi, paracolpi, paraculi (?), attrezzatura varia ed una dose massiccia di convinzione. Se non mi rompono il naso prima, fra qualche mesetto nascerà un nuovo astro nel firmamento dell'animalesco Thai Boxe! (se mi romperanno il naso, invece, passate a trovarmi in ospedale. Libri, fiori e cioccolatini son sempre cosa gradita!)
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paubau «» 10:33 «»
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Oh, magari funziona :P
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paubau «» 00:09 «»
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martedì, novembre 02, 2004
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[..] la Speranza, rimasta nel vaso di Pandora dopo che le malattie e i dolori se ne erano volati via, è l'ultima dea, la migliore. Senza la speranza esiste solo il tempo. E il tempo ha su di noi l'effetto di una centrifuga che ci scaglia sempre più lontano, finchè ci fa cadere nell'oblio [...]
E' un a legge della dinamica, un fenomeno fisico non diverso dall'esistenza dei nani bianchi e dei giganti rossi [...]
Come tutte le cose dell'universo, sin dalla nascita, anche noi siamo destinati ad allontanarci gli uni dagli altri. Il tempo è solo il metro con cui misuriamo la separazione.
Se siamo solo particelle fluttuanti nel mare della distanza, esplose da un nucleo originale, ci deve essere una spiegazione scientifica per la nostra solitudine.
[Ian Caldwell - Dustin Thomason]
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paubau «» 10:31 «»
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