'Non viaggio mai senza il mio taccuino. Bisogna sempre avere qualcosa di sensazionale da leggere in treno'
Oscar Wilde


Parole in Caduta Libera



Sono esploratori cattivi
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template su una base
di Anji
Torno al bloggo :)
Nel caso aveste pensato che io mi sia fatta un mese intero di ferie, devo proprio smentirvi (SOB!). Le mie vacanze si son ridotte ad una settimana in quel di Udine in cui, tra l'altro, il tempo è stato spesso schifoso =_=
(vabbè, dai, qualche bel giretto lo abbiamo comunque fatto, il Pituffo ed io :P)

Un po' di "cambiamenti" nel computer (passaggio radicale da windows a Linux) e dieci giorni del Pituffo a casa mia mi hanno tenuto ben lontana dal blog.

Ci si risente presto ^_______^
paubau «» 10:44 «» commenti (5)

martedì, agosto 31, 2004


Cavolo, mi stavo dimenticando della traduzione, persa come sono tra i mille preparativi per la partenza (sì, domani, o al massimo sabato, parto per una settimana di "vacanza" a casa del Pituffo! Milioni di cose ancora da fare!).

Ora che rileggo le poesie per tradurle, senza l'atmosfera del "fogolàr", mi rendo conto del perchè non abbia amato mai troppo la poesia: perde facilmente di valore. Per goderne, essa va ascoltata. E qualcuno, ovviamente, deve recitarla, cantarla, saperle donare quelle sfumature che la scrittura da sola non dà.
Comunque, traduco [più o meno] e poi mi ributto nel mio serale tet a tet con secchio e spazzettone (ah, pulizia, mon amour del Giovedì notte):


LE TRE BAITE

Ai prati Magri, posate su un piano,
tre baite in fila si prendono per mano,
guardano tutte insieme la montagna
ascoltando il vento che parla.

A. C.


IL TUO ORECCHIO
Dove sarai adesso che vien sera?
Chi ci sarà che ti cammina accanto
adesso che l'aria è così scura e grigia
e la montagna è così vuota e grande?
Dai da bere al mare? Acchiappi le stelle
mano a mano che accendono il lanternino?
O forse dormi come un canarino
con la testa sotto le ali

In confronto a te, ad un tuo solo orecchio,
pare di cenere anche la luna piena.

A. C.


P.S. ci sentiamo comunque prima che parta ^__________^
paubau «» 23:24 «» commenti (16)


Questa sera il mio moleskine ha raccolto qualche parola in più, come succede ogni volta che mio padre organizza una cena con gli amici. Io, naturalmente, mi sono autoinvitata. Se non fosse per l'alto grado goliardico e le battute che non risparmiano frequenti incursioni in campi non proprio delicati (ma che mantengo una grande poeticità), queste cene potrebbero essere definite a ragion veduta un Simposio.

Spesso l'amore per la cultura si traveste e ci torna in forme che non sappiamo riconoscere nell'immediatezza. In queste occasioni, invece, indossa vesti "inusuali" ma ha l'accortezza di levare il cappotto e di palesarsi.
I discorsi che scaturiscono da questi piccoli simposi, in cui il vino è prontamente presente nel suo compito di bagnare le gole secche e le libagioni sono cose semplici come formaggi e salamine, prendono spunto dalla quotidianità dei partecipanti, maschere di un circo dalle mille sfaccettature: un giornalista curioso, un veterinario bevitore, un artigianoperaio filosofo sono i tre personaggi principali accompagnati, talvolta e nella rotazione di un balletto, da vari comprimari (il "poeta all'incontrario", il re "della parola e degli affari", il guardiano notturno, il radioamatore bosniaco). Non il luogo, non l'atmosfera nè il cibo ma la varietà dei partecipanti dà vita agli argomenti.

Oggi, però, era presente il "santo bevitore", figlio di poeta. Ed ha letto le poesie di suo padre, in dialetto.
Queste, due di quelle che ci hanno deliziato stasera:

LE TRE BAITE
Ai pracc Màgher, postade a 'na terassa
trè bàite 'n fila le sè dà la mà,
le varda tote 'nsèma le montagne
còl vento chè 'l-ja sculta a predicà.

A.C.


LA TO ORECIA
Endòe sarèt adès chè vé la séra?
Chi ghè sarà che tè tapina 'n banda
adès chè l'aria l'è issé scura e griza
e la montagna l'è issé voda e granda?
Ghè dét dè béer al mar? Ciàpet le stèle
menemànc chè lè 'mpissa èl lanternì?
O forse dormet come 'n canarì
còl cussulì scundìt sòta le ale?

Confront a té, a 'na tò orècia apéna,
la par dè sèner pò a la luna piéna!

A.C.
paubau «» 02:29 «» commenti (6)

giovedì, agosto 05, 2004

In questi giorni niente post :) Sto cercando di implementare il blog con un paio di idee carine (credo) che ho in mente da un po'.
Sempre che le mie scarse conoscenze di html mi assistano :P


Piccolo edit delle 15.00
Mi sono accorta adesso, linkando il blog di Knuddel che devo cambiare tutti i link di splinder (dal 30 Settembre Splinder passerà definitivamente da .it a .com). Oh, che fatica... :P
paubau «» 14:08 «» commenti (7)

mercoledì, agosto 04, 2004


Avevo in mente tanti post(s?) stamattina, mentre scendevo dal treno e mi dirigevo al lavoro a piedi, in mezzo al traffico e all'afa cittadini, appesantita da uno zaino più grande di me e da mille pensieri.
Stasera, invece, mi ritrovo davanti al bianco e mi fermo. Avevo ragione: il mio moleskine, il mio blog è il mio cervello, il contenitore dei miei pensieri: li penso e li formulo a mente in una forma ordinata, parole, lettere ed interpunzioni che si seguono e prendono nella testa il posto che spetterà a loro sulla carta. Li penso, li assimilo, li faccio miei. Poi li perdo. Anzi, li sciolgo. Credo di volerli ricordare così come li ho inizialmente pensati, per dare loro una forma precisa, quel "nero su bianco". Invece mi accorgo che li voglio ricordare così, sciolti, liberi da costrinzioni linguistiche e pseudo letterarie nella mia testa.
Sul mio moleskine ho scritto, con la scrittura tremolante di chi viaggia sui treni per necessità ed anche un po' per amore, un pensiero, copiando a cartacarbone dalla mia testa:
"Lascio che le parole si mischino nella testa e non trovino ordine su un foglio bianco. Lascio che si cullino, che rotolino e che si mischino: le parole non son più parole, sono idee."
Ed ancora:
"[...] e un po' sono contenta perchè, se parlo come poesia, è tutta mia, non è poesia ridigerita, presa da qua e là, mutilata e ricostruita"

Questo parli come poesia è stato un regalo inatteso e probabilmente immeritato di un ormai lontano Sabato mattina dedicato al viaggio ed ai treni, il regalo di un zingaro, così come mi piace ricordarlo, incontrato, conosciuto e congedato con un "addio" nell'arco di poche ore, di un viaggio in treno Mestre/Udine. Branko, figlio di Zagabria, trapiantato in Austria, mezzo scrittore, mezzo "radiofonico", tutto viaggiatore: lui, la sua chitarra, il suo sacchetto di carta con le poche cose per una settimana di viaggio appena conclusa, i suoi occhi verdi inquisitori e calmi, i suoi lineamenti da indiano d'America. Un'apparizione.
Abbiamo parlato ed ascoltato e guardato e sorriso e riso con la leggerezza non data dalla superficialità, ma offerta dalla voglia di consapevolezza, dalla voglia di essere "qui ed ora" e di sentire le cose con ogni piccola parte di te. Gli ho regalato un libro ("Il mondo a piedi. Non sarà una coincidenza..."), mi ha regalato un capello (sì! sì! un suo capello! Alla maniera dei cinesi, per cui regalare un capello significa regalare un pezzo di sè. Ancora non nascondo la mia perplessità e la mia indecisione sulla reazione da avere). Ma mi ha regalato anche un paio di frasi che non dimenticherò, credo.
"Leggi poesie?" mi ha chiesto.
"Non mi sono mai piaciute. Forse non ho avuto nessuno che me ne abbia trasmesso la passione, forse semplicemente non riesco a leggerle. Perchè?" (sempre quel perchè da bambino curioso, quasi impertinente)
"Parli come poesia"
...
"Parli come poesia. A ventiquattro anni."
Può essere che mi abbia detto la prima cazzata che gli è passata per la mente. Io l'ho presa per vera o, almeno, ho creduto che lui lo pensasse davvero. E mi ha fatto piacere.

Pensavo a tanti post da scrivere e a tante cose da ricordare ("Il tempo non lo fermi: un ricordo, per quanto nitido, non è che una piccola scatola con una porzione così di tempo. Quello non è IL tempo" ...sempre Branko). Tanti pensieri inframezzati dalla Marcia Ungherese, regalo di un trillo telefonico alla stazione, mentre mi godevo l'afa della Mia città lamentandomene un poco.
"In fondo" ho pensato "amo la mia città: è una delle poche cose di cui, quando ne ho proprio voglia, posso lamentarmi senza mai rimanere senza argomenti".




Mentre scrivo, in sottofondo dalla radio, le note di:
Bach - n.1 per violino solo in Si minore
Schubert - sonata in Do minore per pianoforte
Strauss - "Tempestoso nell’amore e nella danza"

[edit delle 1.10] aggiungo alla PlayList anche l' Inno alla Gioia (tutto, lunghissimo) cantando rimembrando i vecchi tempi da soprano. Pelle d'oca e poco ci manca alla lacrimuccia :'(
paubau «» 23:40 «» commenti (15)